COME UN CANONE INVERSO

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Linee, volumi, luci e ombre che emergono dallo spazio e che vanno ad incontrare lo spazio per creare disegni, figure, immagini, significati: è questo il filo conduttore di tutta l’opera di Renzo Fortin. E di ogni produzione artistica, si potrebbe aggiungere. Ma rispetto ai dipinti e ai disegni di Fortin, ai quali si dedica da sempre con una doppia ricerca tutta personale, questa affermazione assume un valore particolare.Protagonista delle opere di Fortin è sempre la vita e la natura è la sua più autentica espressione, nella quale le figure umane sono quasi completamente assenti oppure assumono sembianze mitiche. Si tratta della natura colta nella sua originarietà, non violata dall’uomo e dalla sua brama tecnologica, che lo porta a stravolgerne i ritmi e le forme. Un filo rosso attraversa perciò tutta la produzione di Fortin: il recupero del senso primo e più vero delle cose, il ritorno ad un passato ancestrale in cui il progresso non ha corrotto nè l’uomo nè ciò che lo circonda. Un sogno impossibile, un’utopia ingannatrice? No, direbbe l’artista, perchè lo sguardo non guarda necessariamente sempre in avanti, alla ricerca di un futuro nuovo e insolito, come vuole la hybris del progresso. il recupero del significato passa anche attraverso lo sguardo ce, in una sorta di canone inverso ritorna alla semplicità delle cose, alla loro verginità di forme, quella che, paradossalmente, ci è restituita dalla notte. E quindi accanto ai disegni, che rappresentano il momento diurno della sua produzione, perchè il bianco del foglio cela in sè tutti i colori del mondo che di giorno riempiono il nostro sguardo, i dipinti costituiscono il lato notturno della produzione di Fortin, in un binomio inscindibile: la stessa vita osservata però in modo diverso, in un momento in cui tutto appare differente e nello stesso tempo uguale. Così come la notte e il giorno non possono essere separati e nella loro diversità vanno a costituire il tutto unitario che è il ciclo delle giornate dell’uomo, disegni e opere pittoriche vanno visti e considerati agli uni accanto agli altri, senza poter essere disgiunti, pena la perdita del loro vero senso e valore.

Maria Pastrello

 

L’opera di Fortin è irriproducibile: anche la stampa migliore non può mostrare le sfumature nascoste, le variazioni cromatiche che intervengono al variare della posizione dell’osservatore o della sorgente luminosa che creano, grazie alla copiosa matericità delle opere più recenti, effetti tridimensionali da bassorilievo. Le tessiture, le stratificazioni del colore, fatte in parte con velature sottili ed a volte con importanti depositi di materiale, sono percepibili nella loro immediatezza solo vedendo l’opera originale.

La luce è assorbita dalle sue opere, fortemente materiche, ed il gioco delle ombre dato dal colore depositato sulla tela crea sfumature e riflessi, dando una profondità da bassorilievo, come nel caso dell’opera “Campo di grano”, dove le spighe viste nella notte sono in rilievo, ed il loro profilo muta al variare della posizione dell’osservatore.
Nella mutevolezza degli aspetti possibili è la vitalotà dell’opera di Renzo Fortin.

Manlio Gaddi